HRC COMMUNITY THINK TANK

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Social Welfare: Konica Minolta e il futuro del people caring

Il welfare sta cambiando in modo profondo e radicale. In un Paese come il nostro, nel quale le ondate anomale della crisi di mercato hanno finito per fare il paio con i conti indotti da una sorta di tradizione di vulnera strutturali (invecchiamento massivo della popolazione e speculare ridotta natalità, produttività delle imprese in calo e ridotta partecipazione della componente femminile al mondo del lavoro), la forbice composta dalla crisi da un lato e dal disavanzo pubblico dall’altro ha intaccato grandemente la capacità statale di rispondere in maniera puntuale ai bisogni delle persone, finendo per lasciare campo e margini di creatività al fronte delle imprese e ad alle relative iniziative improntate all’innovazione. HRC Community, think tank per le migliori prassi aziendali ed enabler delle più proficue soluzioni in tema di innovazione aziendale, presenta una testimonianza di social welfare aziendale e vision futura targata Konica Minolta.

Brand iconico nella produzione e distribuzione di sistemi di stampa, con una presenza forte anche all’interno del mercato delle ottiche industriali e medicali e nel mondo delle gestione dei flussi documentali, Konica Minolta consta di circa 42mila dipendenti in tutto il globo con headquarter a Tokyo, Giappone. La forte vocazione ad innovare del Gruppo emerge dai significativi investimenti effettuati in ricerca e sviluppo. In particolare, “il network internazionale dei centri di ricerca Konica Minolta si arricchirà di un nuovo lab a Roma, dove il gruppo di ricercatori lavorerà su intelligenza artificiale, robotica ed Internet Of Things immaginando soluzioni che supportino il Business dei clienti nel prossimo futuro”, ci anticipa lo Human Resource Manager Elia Bodellini.

Nel tempo abbiamo assistito ad un passaggio dal primo welfare statalista ed assistenziale ad una seconda stagione più centrata sull’iniziativa delle imprese. Si tratta di un trend destinato ad evolversi o meno? E, in caso positivo, quali potrebbero essere le nuove frontiere del fenomeno welfare nell’era del digital, dei social e del 4.0?
Abbiamo motivo di immaginare che il trend ad oggi in atto seguiterà, in parte perché il nostro Paese risulta meno ricettivo (e meno rapido) rispetto ad altri nell’assimilazione di nuove tendenze, in parte perché il mercato del lavoro italiano (o, in senso più allargato, quello sud-europeo) sta assumendo tratti moderatamente più simili a quelli che connotano l’area anglofona nonostante la matrice culturale decisamente più assistenzialistica. In fondo, anche per l’impresa italiana si registra un forte pregresso di tradizione del welfare (si leggano i casi di Fiat, Olivetti, eccetera) che, per quanto caratterizzato da un certo paternalismo di sorta, sopravvive ad oggi attraverso casi illustri di letteratura o racconti che i genitori rivolgono alle nuove generazioni. Il welfare sta oggi diventando un elemento distintivo, esattamente come accade negli States dove il datore di lavoro integra o addirittura sostituisce lo Stato nell’opera di attrarre i migliori collaboratori. Pur tenendo conto delle debite proporzioni, non si può ignorare il fatto che le imprese, complice anche un frangente innervato di criticità relative alla sostenibilità della spesa pubblica, si stiano rendendo anche nella “nostra” Europa sempre più protagoniste sullo scacchiere del welfare.
Per quanto riguarda la vision futura, è interessante notare come la società stessa stia evolvendo in una direzione per la quale anche l’intrattenimento divenga servizio primario, al pari dell’assistenza sanitaria o dei più “canonici” buoni spesa. In questo senso, è assolutamente plausibile che la possibilità di confezionare piani di welfare targettizzati a specifici segmenti della popolazione costituisca soltanto un inizio. Se pensiamo al welfare come ad un insieme di servizi grazie ai quali le aziende vengono messe nelle migliori condizioni di competere sul mercato del lavoro, i trend in divenire non saranno con buona probabilità dissimili da quanto sta già accadendo nel mondo dei servizi in generale, dove vince chi riesce a garantirsi la customer experience di maggior impatto a fronte di costi minori, velocità maggiore e qualità assoluta. La logica del “tanto è gratis” acquisirà dunque di residualità fino a divenire obsoleta.

Ad oggi la leva del welfare aziendale ha rappresentato un plus rispetto a condizioni primarie quali quelle direttamente legate alla contrattazione. Ha senso ipotizzare che l’ago della bilancia si stia spostando, facendo in modo cioè che i cosiddetti benefit giochino un ruolo diverso e più strategico oggi a livello di attraction, specialmente a fronte delle nuove esigenze di generazioni come Millennials e Z Gen?
Oggi i benefit non solo diventano strategici, ma determinanti. È bene però non circoscrivere l’associazione dei benefit ai soli servizi “welfare”, estendendo il focus (e parimenti l’attenzione) ad elementi anche di natura intangibile: la forza del Brand, la sua “coolness” (intesa come reputazione presso il proprio gruppo di riferimento), la dimensione etica, il luogo di lavoro (centro vs. periferia, sede, spazi), la possibilità di viaggiare, il lavoro in remoto, eccetera. E’ assolutamente ipotizzabile in questo senso l’ingenerarsi di un maggior grado di polarizzazione a livello di attori, con un fronte occupato da chi sarà in grado di intercettare queste tendenze e l’altro riservato a chi si troverà invece a viverle in modo marginale (pur senza dover necessariamente assistere ad un prevalere dei primi a danno dei secondi).

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